Gli Usa rallentano sul passaporto “biometrico
Pubblicazione del 13/10/2006
Se le indiscrezioni riportate dal Sunday Times saranno confermate, pare che gli Stati Uniti si apprestino a rivedere parte della strategia riguardante i passaporti contenenti chip con informazioni biometriche del possessore. Staremo a vedere...

Vi ricordiamo che l’Italia fa parte, insieme ad altri 26 paesi del mondo, del programma “Viaggio senza visto” (VWP - visa waiver program), - che consente ai cittadini di alcune nazioni di recarsi negli Stati Uniti per turismo o affari per un periodo non superiore ai 90 giorni senza dover ottenere un visto purché i passaporti rilasciati dai paesi di origine siano conformi alle norme in vigore negli Stati Uniti.

A partire dal 26 ottobre 2006 per poter viaggiare negli Stati Uniti nell’ambito di questo programma sarà necessario il passaporto biometrico.
La principale novità del passaporto biometrico è rappresentata dall'inserimento dei dati biometrici dei cittadini in un microprocessore RF/ID di prossimità (chip), installato nella copertina del passaporto, con capacità minima di 64Kb, e della durata di almeno dieci anni. Nel chip verranno memorizzate: l'immagine del volto; le impronte digitali del dito indice di ogni mano; i codici informatici per la protezione e la inalterabilità dei dati; già presenti sul supporto cartaceo relative al passaporto ed al titolare; le informazioni necessarie per renderne possibile la lettura da parte degli organi di controllo. Il provvedimento stabilisce altresì l'aggiornamento del passaporto ordinario (che mantiene la propria validità) e dispone che i modelli già in uso alla data di pubblicazione del decreto potranno essere rilasciati fino ad esaurimento delle relative scorte. Le nuove disposizioni si applicano anche alla normativa sui passaporti diplomatici e di servizio.

Molti però sono i problemi tecnologici ancora da risolvere.
In Germania, ad esempio, sono sorti dei problemi nel riconoscimento dei dati biometrici 'facciali' memorizzati nel chip del passaporto. Il sistema tedesco, battezzato ePass, prevede di fatto che vengano raccolti una quarantina di criteri biometrici per poter effettuare una comparazione di successo tra quanto registrato nel documento elettronico e il viso della persona che sta passando al controllo. Tali criteri, che prevedono per la foto un range di registrazione limitato ad esempio in termini di distanza possibile tra mento e fronte, non sembrerebbero però applicabili su tutti gli individui. Inoltre se nella foto la persona dovesse sorridere, si spiega nell'articolo, i denti potrebbero (come già successo) mandare in confusione il sistema.

In Gran Bretagna nel maggio 2005 era infatti stato rilasciato uno studio condotto su 10.000 persone, nel quale si evidenziavano alcune problematiche della tecnologia biometrica. In particolare veniva sottolineato come dei tre sistemi esaminati il tasso di successo più basso in fase di verifica si era avuto anche qui con il viso, toccando quota 69%. Per le impronte digitali si era invece saliti all'81%, percentuale che avrebbe potuto essere più alta se gli scanner utilizzati non avessero fallito alcune letture dei dettagli necessari all'elaborazione. Le dita grosse sembravano inoltre aver posto problemi occasionali, poiché talvolta i lettori testati erano troppo piccoli per scansionare un area sufficiente delle impronte digitali. La tecnologia migliore era infine risultata essere la scansione dell'iride con il 96% di successo.

E per quanto riguarda l'Italia? Se pensiamo che esistono ancora problemi riguardanti il requisito, intermedio, della foto in formato digitale………..

A questo punto : ben venga che Gli Usa rallentino sul passaporto biometrico" ……


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