Il tampone delle Iene e la privacy
Pubblicazione del 25/10/2006
La procura di Roma ha iscritto quattro persone sul registro degli indagati in relazione al servizio delle Iene sui test antidroga effettuati su alcuni parlamentari. Il pm Salvatore Vitello ha ipotizzato la violazione della legge sulla privacy a carico di chi ha organizzato e realizzato il servizio, mai andato in onda per il blocco imposto dal garante che aveva definito «illecita la raccolta di dati di natura sensibile in quanto attinenti allo stato di salute». La procura dopo due giorni aveva disposto il sequestro dei tamponi utilizzati per il test sull’uso delle droghe, fatto su cinquanta parlamentari a loro insaputa, e di quanto sarebbe dovuto andare in onda su Italia 1 ila sera del 10 ottobre.
Un programma non di informazione ma di quelli a cavallo tra informazione e spettacolo, decide di realizzare un test sull'uso delle droghe da parte dei deputati a cui, con la scusa di essere asciugati dal sudore, viene passato un tampone sulla fronte per verificare se di recente hanno assunto sostanze stupefacenti. Dal test collettivo emergerebbe che un deputato su 3 su 50 deputati "tamponati" farebbe uso di sostanze stupefacenti, da qui lo scoop.
Si tratta di un campione non statiscamente ineccepibile, ma qui sta il primo problema di informazione oggettiva: solo un buon numero di deputati ma preso a caso con questo stratagemma e quindi difficilmente assumibile come rappresentativo della realtà dei parlamentari. E' controversa anche la validità del test-tampone, che è assolutamente attendibile secondo gli esperti della trasmissione ma criticato da altri che in trasmissione non sarebbero apparsi.
Il Garante per la privacy Franco Pizzetti, venuto a sapere da organi di informazione del servizio, ne proibisce la messa in onda in nome della difesa del diritto alla privacy nel trattamento di dati personali attinenti al corpo e alla salute. Gli autori della trasmissione si difendono rivendicando il diritto di informazione e che i dati sull'identità dei deputati sarebber rimasti rigidamente riservati. Si scatena un dibattito nel Paese.
Appare evidente l'intento degli autori della trasmissione: in un momento in cui i cosiddetti "reality show" non tirano più l'audience non c'è niente di meglio della realtà; e questo, oggettivamente, è un bel colpo.
Non dimentichiamoci che in Italia, nella scorsa legislatura, è stata approvata una legislazione particolarmente dura nei confonti dei consumatori di tutte le droghe, leggere e pesanti, ed è utile evidenziarne l'inopportunità dimostrando la tartufesca incoerenza dei parlamentari che l'avrebbero approvata. Questo è un buon argomento anche se non va bene che il dilemma proibizionismo si / proibizionismo no parta da iniziative di spettacolarizzazione; né è dimostrata l'equazione parlamentari drogati = parlamentari proibizionisti.
La motivazione del Garante è forte: non si tratta di negare il diritto all'informazione e, d'altra parte, dell'iniziativa siamo già tutti molto informati. Pur non mandando in onda il programma delle Iene, chi doveva capire ha compreso perfettamente. In questo Paese strapieno di contraddizioni si poggiano oramai solo ciliegine su torte già assaggiate. Non è legittimo uno screening di un gruppo di persone, senza ordine della magistratura per indagini, su problemi delicati come questo, il trattamento dati sensibili del corpo delle persone, senza il loro consenso e con l'inganno. Il punto cruciale è il no a indagini biometriche sempre più diffuse e capillari, senza garanzie su chi custodisce i dati e a quali fini, su cui sempre più i garanti della privacy di tutta Europa si stanno muovendo.
Solo la magistratura, su sospetti e pregiudicati, in presenza di garanzie legali, può autorizzare il prelievo e la conservazione in banche dati pubbliche di elementi come l'immagine dell'iride e il Dna, così come per le impronte digitali, con procedure precise per l'accesso e la loro eventuale distruzione. Per tutti i cittadini e gli stranieri e non solo per i parlamentari, ovviamente.
Bisogna anche considerare che, per esempio, un libro di grande successo come "Onorevoli Wanted" di Peter Gomez e Marco Travaglio, che mostra su dati pubblici le condanne pubbliche di alcuni parlamentari, è stato quasi ignorato dai media, Tv pubblica e privata in particolare. Eppure quello è un corretto esempio di ricerca della trasparenza, senza pericolose violazioni della privacy come quelle delle Iene, che possono costituire un pessimo e pericoloso precedente.
Mi chiedo come mai la procura di Roma non ha pensato di indagare su questi parlamentari per capire magari da chi e dove acquistano la droga e se alcuni di loro la spacciano in parlamento ma hanno preferito indagare chi scopre i reati e non chi li commette!!

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