Un uomo in carriera: Da Terrorista a Sottosegretario
Pubblicazione del 17/11/2006
(Alla memoria delle vittime del terrorismo)

Silvia Baraldini consulente per il Comune di Roma, Sergio D'Elia e Roberto Del Bello rappresentanti delle istituzioni, quindi, la condanna per banda armata sembra essere dunque titolo preferenziale per collaborare con gli organi istituzionali. Roberto Del Bello è il segretario particolare di Francesco Bonato, attuale sottosegretario al Ministero dell’Interno in quota Rifondazione Comunista, senza dimenticare che Del Bello nel 2004 è stato anche eletto consigliere alla Provincia di Venezia per Rifondazione Comunista ,di cui è stato anche segretario provinciale.

Ma Roberto Del Bello, da quanto si apprende da un articolo apparso su Libero a firma Fausto Carioti e Roberta Catania, è un ex Brigatista Rosso. Con una sentenza di condanna della Corte d’Assise di Venezia (poi confermata dalla Corte d’Assise d’Appello di Venezia e dalla Cassazione) per il seguente reato“Associazione con finalità di terrorismo o eversione e partecipazione a banda armata”.

Questo è quanto recita il dispositivo della sentenza del 20 luglio 1985, che a Roberto Del Bello ha inflitto una pena di quattro anni e 7 mesi di reclusione. A cui si sono anche aggiunti “5 anni di interdizione dai pubblici uffici”.

Ma chi è Roberto Del Bello?

Nasce a San Donà di Piave (Ve) nel 1960.
Nome di battaglia “Nicola”.
Nel 1981 viene arrestato dai carabinieri, in quanto ritenuto coinvolto nel rapimento di Giuseppe Taliercio ,direttore del Petrolchimico di Porto Marghera, sequestrato dalle Brigate Rosse, dopo 46 giorni verrà assassinato (5 luglio 1981) con 17 colpi di pistola, abbandonato nel bagagliaio di un' auto, a pochi passi dal suo posto di lavoro (Montedison di Portomarghera).

Da osservare che il Del Bello è stato inquisito prima degli altri, quando ancora era in corso il sequestro Taliercio, perché era risultato che in questa azione era stato usato un pulmino con targa identica ad un furgone della Breda; azienda dove lavorava il Roberto”.
Nel corso della requisitoria, poi, sarà lo stesso pubblico ministero a chiedere per Del Bello il proscioglimento per il rapimento e l’uccisione di Taliercio.

Ma su Del Bello pesano altre accuse.
Nell’ambito della perquisizione presso la sua abitazione“Erano stati rinvenuti alcuni appunti sulla lotta armata e sulle Cellule Comuniste Combattenti, un manuale del guerrigliero, un volantino intestato “Comitato di lotta” e altro materiale interessante”
Per questo la Corte d’Assise di Venezia lo condanna a 4 anni e 7 mesi, per “Associazione con finalità di terrorismo o eversione e partecipazione a banda armata”.

A quel punto c’è il ricorso in appello. Anche questo, tuttavia, è negativo per Roberto Del Bello.Infatti la Corte d’Assise d’Appello di Venezia, conferma la sentenza di primo grado e la condanna inflitta a Del Bello. “Vi è poi quel conclamato collegamento tra la Breda-Navicolor ove Roberto Del Bello lavorava, e la targa del furgone usato per l’azione di Taliercio. Elemento questo, che evidenzia ancor di più l’infondatezza della spiegazione fornita dall’imputato per avvalorare la sua estraneità al sodalizio. E in verità anche la reazione all’arresto è sintomatica delle appartenenze ad un gruppo collettivo che lo vedeva “politicamente” impegnato: fu compilato a pennarello blu e rosso un manifesto di protesta con cui si rivendicava il diritto alla libertà di Roberto.
Del Resto Savasta (capo delle Br venete) riferisce di aver incontrato in Venezia il “Nicola” (cioè Del Bello) che aveva conosciuto tramite Francescutti (colonna BR- 2 Agosto-) il quale indica il gruppo operaio Sandonatese come quello composto dai militanti Del Bello (Roberto e Danilo), Znidarcic e Iseppin.

E la Corte d’Assise d’Appello di Venezia conclude: “Partecipazione a tutti gli effetti, quindi, come rivela il nome di battaglia (“Nicola”) a condanna che si impone in tutta evidenza; nella misura fissata dal primo giudice dal momento che è stata irrogata la pena sulla base dei minimi e non vi è presupposto alcuno per far luogo ad attenuanti”.

Condanna, quindi, in secondo grado. Ma Del Bello ricorre in Cassazione. La quale, tuttavia, rigetta il ricorso e conferma la condanna.
Del Bello però, asseriva di non far parte di nessun gruppo e smentiva Savasta che asseriva di averlo conosciuto come militante.
Spiegava la documentazione in suo possesso come elaborazione di sue idee, come scritti politici ricopiati da pubblicazioni e precisava ancora che i numeri scritti sui fogli erano del tutto "irrilevanti", mentre alcuni nomi si riferivano a componenti di Consiglio di maggioranza del Comune di San Donà di Piave. Affermava di avere annotato qualche volta numeri di targhe di auto, ma solo perché spinto dal sospetto di avere ricevuto minacce da individui di ideologia fascista. Invece i nomi dei magistrati, avvocati e carabinieri li aveva annotati perché trattavasi di persone distintesi nella lotta alla corruzione.
Queste spiegazioni, tuttavia, non convincono affatto la Cassazione, che sentenzia:
“Ulteriori dati sulla sua attività di militante provengono dal sequestro di documenti in occasione del suo arresto quando si indagava sul sequestro Taliercio: appunti sulla lotta armata e sulle Cellule comuniste Combattenti, una manuale del guerrigliero, volantini, ma soprattutto, annotazioni su persone, numeri di targa, informazioni su magistrati, avvocati e carabinieri impegnati nella lotta al terrorismo…..[..] “ .
La Cassazione conferma “Associazione con finalità di terrorismo o eversione e partecipazione a banda armata”.

Uscito di prigione Roberto Del Bello riprende una vita grossomodo “normale”.

Nel 1991 cessa l’interdizione dai pubblici uffici.
Diviene, quindi, maestro di scuola elementare.
Occupazione che ricopre fino al 1997.
Poi c’è la politica con Rifondazione Comunista.

Prima è Segretario provinciale del Partito di Fausto Bertinotti a Venezia.
Nel 2004 diventa anche consigliere provinciale per il Prc.
Fino al maggio 2006 data in cui entra al Ministero dell’Interno,come segretario particolare di Francesco Bonato attuale sottosegretario al Ministero dell’Interno per Rifondazione Comunista.

Un vero oltraggio alle famiglie e a tutti i Caduti nel servizio per le Istituzioni democratiche e la collettività degli anni di piombo.


Associazione vittime del terrorismo

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