Investigatori Privati: Liceità del Pedinamento
Pubblicazione del 21/11/2006
Il predesidente della Federpol insieme a noi associati ha presentato al Ministero dell'Interno questo documento al fine di supportare la liceita' dell'attivita' di pedinamento:

AL MINISTERO DELL’INTERNO

Con riguardo al tema del pedinamento, con la presente sono a specificare che tale attività rileva in considerazione dell’attività investigativa privata sotto un profilo di necessità e assoluta liceità.

Di più: il pedinamento investigativo costituisce, insieme al reperimento di atti documentali, lo strumento investigativo indispensabile al corretto espletamento dell’attività di reperimento di elementi probatori da esibire in sede giudiziaria, in mancanza del quale l’attività investigativa privata scomparirebbe e con essa il diritto a difendersi privando o a scoprire la verità.

Dal dizionario Garzanti della lingua italiana “PEDINAMENTO = sostantivo maschile del seguire qualcuno con circospezione, passo passo, per osservare”.

Di fatto tecnicamente il pedinamento consiste nell’osservare a distanza i fatti che possono costituire elemento di prova. La peculiarità è data dal fatto che tale attività va operata nella riservatezza più assoluta, non solo nei confronti della persona o delle persone osservate, ma anche dell’ambiente circostante. La parola “pedinamento” potrebbe essere sostituita con “osservazione diretta” di luoghi, fatti, circostanze, ecc. e affinché possa scaturire una testimonianza, è necessario che tutto ciò che è osservato venga annotato, registrato, fotografato (con le opportune precauzioni di legge stabilite dal D.Lgs. 196/03 e Provv. Gen. Garante del 29/04/04). L’aspetto illecito sorge nel momento in cui chi è oggetto del pedinamento si accorge dello stesso ed il pedinatore persiste nell’azione. Ma in questo caso si potrebbe definire l’evento un fallimento dell’investigatore.

Sono frequenti i casi in cui i giudici chiedono di escutere gli investigatori privati in qualità di testimoni a seguito di un pedinamento ed hanno ammesso interamente le prove addotte in quanto si trattava di “osservazione e descrizione così particolareggiata da considerarsi veritiera, oltre che compatibile con altre prove documentali…”.


L’atto del pedinamento da parte dell’investigatore privato non è vietato da alcuna norma. Il codice penale all’art. 660 rubricato “molestia o disturbo alle persone”, che astrattamente sembrerebbe potersi applicare all’attività del pedinatore, non è applicabile al pedinamento in se, in quanto per configurare il reato di molestia è necessario l’elemento oggettivo della petulanza o del biasimevole motivo (insistenza, impertinenza, indisponenza) e l’elemento soggettivo del dolo specifico, vale a dire che l’agente pedinatore deve aver agito rappresentandosi e volendo una condotta petulante.

La Corte di Cassazione ha più volte affermato che per petulanza si intende un modo di agire pressante, indiscreto ed impertinente che sgradevolmente interferisce nella sfera della libertà e della quiete di altre persone, determinando l’astratta potenzialità della reazione di queste. In buona sostanza la molestia è penalmente rilevante se raggiunge la soglia della c.d. petulanza o del biasimevole motivo.
Circa la liceità del pedinamento, sono state richieste alcune consulenze specifiche, tra le quali riporto di seguito quella più recente, pubblicata sulla rivista Federpol-News (Nr. 04/2005), ad opera dell’avv. Paolo Iosca di Milano, che conosce molto bene le prassi investigative, essendo egli stesso un ex investigatore privato:
“”Il pedinamento è lecito? E’ legittimo che alcune prefetture lo escludano dal titolo autorizzativo?.

Poveri investigatori se “anche” il pedinamento dovesse esser considerato illecito e quindi vietato… Non rimarrebbe che cambiare professione! Per fortuna, o meglio, per logica giurisprudenziale, la risposta al quesito è affermativa, nel senso che il pedinamento è un’attività certamente consentita all’investigatore privato. Giuridicamente è considerato un atipico “mezzo di acquisizione della prova” e, come tale, non è regolato dalla legge. L’attività di controllo personale incontra però dei limiti, quelli stabiliti dal codice penale all’art. 660, laddove viene a definirsi e configurarsi il reato di molestia. Vediamo di delineare chiaramente quale sia la linea di confine da non oltrepassare per non trasformare il pedinamento in molestia.

Sul sito della FEDERPOL alcune delle tante sentenze in merito.

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