Gli investigatori privati: «Regole più chiare sulla privacy»
Pubblicazione del 12/03/2007
Operatori a convegno: occorre un codice deontologico e una riforma del regolamento sulla materia Sempre a caccia di segreti o di verità nascoste. Una presenza che agisce nell’ombra, che segue le tracce da lontano per scoprire legami mai detti o indaga su di un passato poco chiaro. Sono gli investigatori privati, professionisti autorizzati dal Prefetto per lo svolgimento delle loro indagini, ma ancora in bilico tra informazione e tutela della privacy. Intercettazioni illegali e accesso abusivo alle banche dati: scandali come questi, al centro di alcuni casi di cronaca giudiziaria dell’ultimo anno - dall’affaire Telecom al cosiddetto "Laziogate" - hanno gettato discredito sul ruolo degli investigatori privati. «Un’intera categoria che ha impiegato trent’anni a costruirsi credibilità e professionalità»: Alberto Paletti, del dipartimento addestramento e formazione della Federpol, ha presentato così il seminario di studi che li vede riuniti per due giorni nella Capitale. Un incontro, appunto, incentrato su due temi fondamentali: codice deontologico e riforma del regolamento di esecuzione del Testo Unico sulle leggi di pubblica sicurezza. In un’unica parola: privacy. Il campo d’azione degli investigatori privati è vastissimo: va dalle indagini sulle infedeltà coniugali a quelle sul controspionaggio industriale; dalle bonifiche ambientali, per ricercare le microspie nascoste all’insaputa degli intercettati, al controllo sui minori, fino alle inchieste su sette sataniche o truffe e società offshore. I loro clienti sono i più vari: dal comune cittadino, insospettito dai comportamenti del partner a politici e onorevoli, istituzioni e manager d’azienda. La mancanza di regole chiare e certe si ripercuote - lamentano gli addetti del settore - proprio sulla loro attività quotidiana. «Precedenti penali, carichi pendenti, posizioni anagrafiche: questi - ha precisato Paolo Gatti, segretario generale Federpol - sono tutti dati che gli investigatori, in assenza di un’adeguata normativa, sono costretti ad acquisire attraverso canali abusivi. Non abbiamo nulla che ci autorizzi al loro trattamento». Un codice deontologico in realtà c’è già, ma è un documento tutto interno alla federazione. Gli investigatori privati, invece, attendono un riconoscimento legislativo da parte del Garante della privacy: «L’iter è già iniziato nel 2003 - ha spiegato Laura Giuliani, presidente nazionale Federpol - Le parti, da un lato la nostra categoria, dall’altro gli avvocati, sono stati convocati dall’autorità di tutela dei dati personali solo nel luglio 2006». «L’ultimo provvedimento legislativo che affronta il tema dell’accesso e del trattamento delle informazioni riservate - ha precisato Bernardo Ferro, presidente regionale dell’associazione - ha tralasciato proprio la regolamentazione della nostra attività, dedicandogli solo un trafiletto di cinque righe, l’articolo 135, che lascia tuttora la nostra categoria in una sorta di limbo». Viviana Spinella (Il Tempo)
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