Le nuove Lolite che si vendono per una griffe
Pubblicazione del 23/09/2008
di Veronica Cursi

ROMA (22 settembre) - Scoprire cosa fa tua figlia quando esce di casa, con quel borsone pieno di segreti sempre attaccato alla spalla, a quattordici anni sembra già una donna bella e fatta e all’improvviso è diventata strana, distante, solitaria. Da dove vengono quei vestiti firmati spuntati dentro l’armadio, te lo chiedi e non sai darti una risposta.

Nella testa mille sospetti, paure, di chi sono quei messaggi strani che arrivano sul cellulare a qualsiasi ora del giorno e della notte. Sono sempre di più i genitori disposti a pagare un investigatore privato pur di sapere cosa fanno i loro figli quando escono di casa, che compagnie frequentano, dove vanno a divertirsi, se fumano, bevono, si drogano. E molto spesso, quello che scoprono grazie a pedinamenti e registrazioni, sono segreti inconfessabili che un genitore non vorrebbe mai conoscere: ragazzine mascherate da donne che si prostituiscono con uomini più grandi per una ricarica telefonica o una borsa firmata.

Succede a Roma. Davanti ai locali del sabato pomeriggio. Fuori dalle scuole. A raccontarlo sono i detective che ogni giorno, ormai da anni, si ritrovano a spiare i fine settimana degli adolescenti. «Su dieci ragazzine pedinate, almeno due vanno con uomini adulti per soldi», racconta Rocco Nesta, presidente del Lazio dell’Associazione italiana investigatori. «Studentesse di 14, 15 anni che frequentano i quartieri più in voga nella capitale, Campo de’ Fiori, Ponte Milvio, piazza Euclide e vendono il proprio corpo, quasi fosse un gioco, per essere alla moda e poter sfoggiare la borsa all’ultimo grido». Storie terribili. «Come quella ragazza di quattordici anni che proprio di recente - racconta Nesta - abbiamo scoperto davanti a una discoteca pomeridiana a rimorchiare uomini più grandi. Gli faceva capire che poteva spogliarsi, lasciarsi guardare o toccare per soldi. Magari per un piccolo regalo o una ricarica telefonica. I genitori si erano rivolti a noi perché preoccupati da atteggiamenti strani. La figlia all’improvviso andava in giro con abiti costosi che non si sarebbe mai potuta comprare con la paghetta settimanale. Usciva tutto il giorno e riceveva messaggi ambigui sul telefonino. Di solito sono sempre questi i primi segnali d’allarme: quelli che spingono soprattutto le mamme a chiedere il nostro aiuto».

Un’occhiata di sfuggita al diario segreto, una frase scritta di getto che può voler dire tutto, un messaggio che arriva al momento sbagliato e getta nel panico. «Voglio sapere cosa fa mia figlia quando esce di casa», la frase di rito. Non si immaginerebbero mai, certi genitori, che si possa arrivare a tanto.

«Il lolitismo, purtroppo, è un fenomeno in continua crescita - conferma Miriam Ponzi, della Tom Ponzi investigazioni - Le ragazzine vanno con gli adulti molto più spesso di quello che si possa credere. Lo fanno per provocare, per avere conferme. I soldi sono solo una scusa. Tante volte ci è toccato raccontarlo ai genitori: l’ultimo episodio ha coinvolto una ragazzina di quindici anni che usciva da scuola e dopo essersi cambiata in bagno, andava con uomini di trenta, quarant’anni per racimolare qualche regalo. In mezzo a questi episodi ci sono finite anche bambine di 12 anni: in quei casi abbiamo denunciato subito il reato alle forze dell’ordine».
Di anno in anno, il numero di mamme e papà che si rivolgono ai detective privati e spendono dai 700 ai 2000 euro per scoprire la doppia vita delle figlie, è cresciuto. In media ci vogliono quattro giorni dietro le giornate di un adolescente per scoprire i suoi segreti. E con l’apertura delle scuole, la richiesta aumenta.

«Bastano pochi giorni giusti, come il fine settimana, per capire se un ragazzo ha preso una piega sbagliata - spiega Bernardo Ferro, titolare della agenzia investigativa Segretissima - Il più delle volte utilizziamo dei collaboratori giovani per entrare dentro le discoteche e purtroppo capita sempre più spesso di trovare ragazzine di 16 anni che in cambio di foto nude, ricevono soldi da uomini più grandi». Una realtà agghiacciante, che lascia senza parole, confermata dagli stessi genitori.

«Esistono tante situazioni di questo tipo - afferma Donatella Poselli, presidente dell’Unione italiana genitori - Le famiglie si sentono sempre più sole, incapaci a gestire certe problematiche, per questo si rivolgono agli investigatori. Conosco diversi genitori che hanno scoperto la figlia andare con gli adulti per potersi permettere il telefonino alla moda. E’ stato terribile. Dopo quell’episodio ci sono stati liti in famiglia. E la ragazza si è ancora più chiusa in se stessa. Servirebbe una maggiore collaborazione da parte delle forze dell’ordine e anche i proprietari dei locali pomeridiani dovrebbero vigilare, sentirsi responsabili della sicurezza di queste ragazzine. L’emergenza c’è. Ed è ora di intervenire».
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